DARE VOCE AL PARTO
Un viaggio tra mito, corpo e memoria
Laboratorio individuale (o di coppia) di narrazione e restituzione dell’esperienza del parto
Il laboratorio nasce da una domanda semplice e profonda: cosa resta di un parto quando le parole non bastano? Ogni parto lascia tracce nel corpo — memorie che la mente non ha ancora raggiunto, passaggi rimasti sospesi, silenzi in attesa di essere attraversati.
Attraverso il mito del parto di Alcmena — narrato da Ovidio nelle Metamorfosi — questo laboratorio offre uno strumento simbolico e archetipico per esplorare il proprio vissuto. Galanti, Giunone, Lucina, Zeus: figure antiche che diventano specchi del nostro presente. Perché ciò che la dea ha ostacolato, noi lo abbiamo incontrato nella sala parto. Perché ciò che Galanti ha sciolto, tu lo conosci — era dentro di te.
Il percorso si muove in un continuo dentro-fuori: tra l’esperienza interiore e il contesto culturale, tra la propria soggettività e il sistema che attorno al parto giudica, normalizza, decide. Non è un lavoro di denuncia. È un lavoro di trasformazione e riappropriazione.
In questo spazio, la narrazione non è semplice memoria: è il gesto di riscrivere — con consapevolezza e libertà — la storia del proprio parto e del proprio divenire madre.
Ciò che la mente ha rimosso, il corpo custodisce.
LE FIGURE ARCHETIPICHE DEL MITO
Nel racconto del parto di Alcmena, amante di Zeus e madre di Eracle, ogni personaggio porta in sé una forza universale. Nel laboratorio esploriamo come queste forze abbiano agito — dentro e fuori — nella nostra esperienza.
Alcmena | Tu: la donna che attraversa la soglia. Il suo corpo è il campo di battaglia e il luogo sacro del passaggio. |
Zeus | Il potere che decide annullando la soggettività. Nel tuo parto: chi o cosa ha parlato al posto tuo? |
Giunone | La voce del giudizio esterno che diventa voce interiore: «non sei abbastanza». Il condizionamento culturale sulla maternità. |
Lucina | La dea che avrebbe dovuto sostenere e invece ostacola, trattiene. Chi nel tuo parto ha frenato invece di aprire? |
Galanti | L’ancella lucida che scioglie i nodi con la parola giusta, nel momento giusto. La forza creativa che emerge nel blocco. Sei anche tu. |
DAL SILENZIO DEL CORPO ALLA PAROLA
Lavoreremo attraverso l’ascolto, il ritorno alle posizioni del corpo, il respiro, la narrazione guidata. Ogni donna — ogni coppia — porterà la propria storia, che verrà custodita con rispetto in uno spazio non giudicante.
L’obiettivo non è arrivare a una versione definitiva del parto. È dare voce a ciò che è rimasto sospeso, riconoscere le soglie attraversate, nominare i nodi — interni ed esterni — e trasformarli in consapevolezza. In quel varcare la soglia riconoscerai il tuo vero movimento generativo.
Dal silenzio del corpo alla parola. Ogni parto porta una storia — e quella storia merita di essere attraversata, non solo raccontata.
A chi è rivolto | Madri e coppie. A chi sente il bisogno di fermarsi, riconoscersi, condividere e attraversare la propria esperienza del parto in una dimensione intima e accogliente. |
Approccio | Non sanitario, intimo, confidenziale e non giudicante, in linea con le competenze professionali della doula (ai sensi della Legge 4/2013). |
Area geografica | ONLINE e dal vivo a Torino |
Durata | 4 ore totali |
Costo | 250€ |
OBIETTIVI
Offrire alle donne uno spazio di ascolto profondo e non giudicante in cui abitare e narrare gli attraversamenti del parto. Il laboratorio permette di rendere visibile l’invisibile: dare parola alle ambivalenze emotive, alle vulnerabilità e alle potenze che attraversano il divenire madre.
Il percorso sostiene una narrazione autentica, fuori dagli stereotipi, capace di restituire senso, continuità e riconoscimento all’esperienza del parto. Perché una storia ben raccontata corrisponde a un integrità interiore viva.
PROGRAMMA
1. Il parto come soglia Il racconto del parto di Alcmena come strumento simbolico di esplorazione. Individuare le figure archetipiche presenti nella propria esperienza: chi ha sostenuto, chi ha ostacolato, quale Galanti era presente.
2. I nodi — dentro e fuori Lavoro sui nodi interiori e ambientali. Nominare ciò che ha irrigidito e ciò che ha aperto. Il corpo come custode della memoria. Respiro, posture e ritorno alle soglie attraversate.
3. Dal silenzio alla parola Narrazione guidata della propria storia. Riconoscere i movimenti generativi. Riscrivere con consapevolezza i passaggi rimasti sospesi.
4. La restituzione La storia torna alla donna intera, riconoscibile, sua.
LA FACILITATRICE – MARZIA ANDRETTA
Ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia contemporanea nel 2005. Dopo anni dedicati alla ricerca storica, l’esperienza dei due parti (2010 e 2011) e della maternità ha avviato un lento e profondo spostamento dello sguardo, conducendola verso la scelta della doula come evoluzione naturale e autentica del proprio percorso professionale.
Nel 2011 frequenta la scuola delle doule presso l’Mondo Doula, unica associazione di Doule inserita negli elenchi del MIMIT ai sensi della Legge 4/2013.
Da allora esercita come doula ed è docente della Scuola di formazione di Mondo Doula. Accompagna donne e coppie a partire dall’ascolto: dei bisogni, dei vissuti, delle domande che il corpo porta prima ancora che le parole arrivino. Offre sostegno, informazioni e spazio per attraversare gravidanza, parto e genitorialità con consapevolezza e scelta informata — nel rispetto dei tempi e della singolarità di ogni storia. Doula, professione ai sensi della legge 4/2013
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